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Le Scuole di arti e mestieri

  • Il complesso del San Michele
  • La fabbrica del San Michele a Ripa
  • La Chiesa Grande
  • L'Arazzeria
  • Per risolvere il gravoso problema della mendicità che affligge Roma fra il XVII e il XVIII secolo, all'Ospizio Apostolico viene demandato il compito di ricoverare i fanciulli indigenti, che vi imparano la dottrina cristiana, la lettura e la scrittura e a fare di conto, e poi vengono avviati alla pratica di qualche mestiere.

    Il "successo" del San Michele è legato alla bolla Ad exercitium pietatis del 20 maggio 1693, emanata da Innocenzo XII, proprio per la fondazione dell'Ospizio Apostolico dei poveri invalidi di San Michele. La bolla, fra i vari ordinamenti gestionali, dispone che l'insegnamento impartito debba essere esclusivamente di carattere artigianale con la proibizione di insegnare "la grammatica e le scienze liberali".

    I primi anni di attività del San Michele non furono però molto tranquilli, soprattutto per l'inadeguatezza dell'ambiente romano a recepire una iniziativa così innovativa per i tempi e per la difficoltà di recuperare un corpo insegnante all'altezza del compito affidatogli. Soltanto con i metodi più efficaci adottati per la scuola da Clemente XI (1700-1721) l'istruzione professionale può dare migliori risultati.

    Le scuole d'arte si sviluppano dopo il 1830 per volere di monsignor Antonio Tosti che in quell'anno assume la presidenza dell'Istituto.
    L'Istituto viene così riorganizzato con una impostazione volta ad ampliare i settori d'insegnamento e le officine.

    Si tratta di una conversione metodologica da un generico progetto di assistenzialismo pauperistico a un concreto impegno che inserisce l'"esperimento" San Michele nella storia della moderna sociologia.

    Ludovico Antonio Muratori nel trattato Della carità cristiana (1723) definisce proprio in questo senso il complesso: "il maestosissimo è veramente Reale Ospizio di San Michele.....una delle meraviglie di Roma" e "la casa della correzione per li fanciulli e giovani Discoli, cioè un santo instituto della carità che dovrebbe desiderarsi in ogni città".

    In questa ottica, acquista particolare valenza l'iter delle scuole artistiche del San Michele che se all'esordio forgiano una classe di artigiani impegnati nell' incisione, nella fusione del rame, nella scultura, nella pittura, nella tessitura dei filati, nella decorazione in stucco e in mosaico, nella musica, nella stampa dei libri, sotto l'impulso della personalità del cardinal Tosti si trasformano in una fucina accademica di artisti: un momento di splendore mai più raggiunto in seguito anche sotto la direzione del monsignore Mastai Ferretti, salito poi al soglio pontificio come Pio IX.

    L'ampliamento degli insegnamenti voluto dal Tosti, l'illuminata collaborazione del Canova e il proficuo legame con l'Accademia di S. Luca fanno partecipare al programma didattico innovativo, personalità come Luigi Poletti, Adamo Tadolini (a cui si deve la scultura del Cristo benedicente nella Chiesa Grande), Francesco Giangiacomo ma soprattutto Vincenzo Camuccini, figura di riferimento per la formazione accademica delle nuove generazioni neo-classiche. Escono dal San Michele artisti come Alessandro Ceccarini, Luigi Amici, Fabio Altini, Michele Tripisciano, Leopoldo Ansiglioni ed Ercole Rosa, uno dei più celebri ex allievi, interprete delle esigenze post-risorgimentali della Roma umbertina.

    Nell''800, anche la scuola d'incisione, sotto la guida del Giangiacomo e di Domenico Marchetti acquista un ruolo fondamentale formando grandi incisori: Paolo Mercuri, Luigi Calamatta, Leucio Quirino Lelli, tutti affascinati dal mito raffaellesco.
    A Mercuri, direttore della calcografia camerale dal 1847, si deve il progetto, approvato il 4 aprile 1850, di tradurre in incisione tutti gli affreschi di Raffaello in Vaticano. La risonanza europea di Mercuri si accompagna al successo dell'irrequieto e più famoso Calamatta: mazziniano sedotto dal classicismo di Ingres, fu a Parigi e a Bruxelles, dove nel 1836 fu chiamato alla direzione della scuola.

    La novità della funzione sociale della "cittadella" San Michele è nell'impronta educativa, oltre che correttiva, da lasciare soprattutto nei giovani ospiti, che devono imparare un mestiere, impegnarsi in un'attività artigianale. Attività che, per impulso del cardinal Tosti, si trasformerà in accademia e scuole d'arte.

    Ancora oggi nella sede attuale dell'Istituto a Tor Marancia sono conservate memorie del percorso artistico che in tutti i settori, soprattutto nell''800, riuscì a dare nomi alla storia dell'arte e delle tecniche artistiche.

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